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Vicesindaco ospitato in Perù per il centenario di Pro Ticino
Il Corriere del Ticino riferisce sulla visita del vicesindaco di Monteceneri Scerpella ospitato dalla sezione Perù
Una storia d’emigrazione. Una storia che ci ricorda di quando erano i ticinesi a lasciare le loro valli e attraversare i mari (ogli oceani in questo caso) per cercare fortuna. Chi raggiungeva la California, chi l’Argentina e chi il Perù. Chi restava – perché in Patria ormai non aveva più nulla o perché in qualche modo aveva realizzato «il sogno americano» – e chi si ritrovava costretto a tornare con meno soldi di prima. Una storia ancora viva tra le famiglie ei discendenti di chi è partito e di chi invece è arrivato. Come a Lima, capitale del Perù, che vanta una delle comunità ticinesi più numerose del Sudamerica.
Proprio a Lima alcune settimane fa sono stati festeggiati – anche su iniziativa del consigliere d’ambasciata Gabriele Derighetti – i cento anni della Pro Ticino. Sonostati circa 250 i partecipanti e tra di loro, a rappresentare i comuni della Svizzera italiana, c’era il vicesindaco di Monteceneri Aurelio Scerpella. Parte della sua famigliatra l’altro, originaria di Medeglia, emigrò proprio in Perù. La sua presenza a Lima non era dunque casuale e simboleggiava tra le altre cose l’importante presenza di migranti partiti dalla valle del Vedeggio.Valle (oggi tra le più produttive a livello pro capite dell’intera Svizzera) che a partire dalla fine dell’Ottocento vide molti uomini e donne distinguersi in America. Basti pensare a Michele Trefogli (quello del«castello di Torricella»), nominato niente meno che architetto di Stato in Perù, o Severino Marcionelli di Bironico, incaricato di costruire una ferrovia attraverso le Ande e che divenne uno dei più influenti industrialie finanzieri del Perù.
«Attualmente a Lima – ci spiega Scerpella – vi è una numerosa comunità di svizzeri originari di Bironico, Medeglia, Sigirino, Torricella e altri Comuni del Cantone. Questa comunità mantiene vivo il suo attaccamento alla Svizzera tramite la Pro Ticino. Può sembrarestrano ma stanno vivendo una rinascitagrazie all’utilizzo dei social network che facilitano la comunicazione in tempo reale e, parallelamente, da un sentimento accresciuto dal potersi dichiarare svizzeri a tutti gli effetti». Durante l’incontro erano presenti il presidente del club svizzero a Lima Patrick Spittler, l’ambasciatore elvetico Ruedi Bortis, la già presidente di Pro Ticino Pilar Baerti Giannoni e il già citato Gabriele Derighetti, che ha letto una nota del presidente Norman Gobbi a nome del Consiglio di Stato. Molto apprezzata anche la presenza del Trio Marco Zappa, che si è esibito al Teatro Pirandello assieme a un Quartetto andino. «Abbiamo mangiato polenta e coniglio – ha ricordato Scerpella– e dei salumi della valle di Blenio».
Machu Picchu, solo andata «Una delle famiglie di origine ticinesi più numerose a Lima – ci spiega il vicesindaco di Monteceneri – è sicuramente quella dei Scerpella e la loro ospitalità è veramente grande. Durante l’incontro mi si èavvicinata anche una signora chiedendomi da quale parte del Ticino arrivassi. Era una Biscossa di Lugano, di novant’anni, che mi ha raccontato di essere giunta in Perù giovanissima per visitare il Machu Picchu. Si è sposata a Lima e ci è poi rimasta per tutta la vita. Mi è anche stato presentato Renzo Rossini, direttore generale del Banco del Perù, e ho incontrato il figlio di Severino Marcionelli, la nipote molto interessata a una fotografia che ho portato, risalente al 1932, che ritrae suo nonno a Bironico in occasione dell’inaugurazione dell’asilo da lui finanziato. Interessante pure la storia del locarnese Carlo Mariotti e del grigionese Paolo Boner, che elettrificarono il Perù e poi all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, cedettero tutto allo Stato nell’ambito di una procedura di nazionalizzazione».
Scerpella ha anche potuto visitare l’ambasciata, situata nel «District» di San Isidro. Gli uffici amministrativi, in cui lavorano una quarantina di collaboratori, sono stati costruiti negli anni Settanta. Vicino c’è una splendida villa in stile spagnoleggiante con giardino, costruita e abitata proprio da Marcionelli. Villa acquistata a condizionidi favore della Confederazione dopo la morte di Marcionelli, avvenuta a Lima nel 1957. Di fatto la discendenza materna di Severino Marcionelli è Scerpella. «Nel 1869 arrivò a Buenos Aires Marino Scerpella, che si diresse verso Cordoba e poi continuò, con suo fratello, fino alle Ande peruviane. Dopo diverse peripezie invitò il suo giovane nipote, Severino Marcionelli appunto, a raggiungerlo a Lima nel 1886». Marcionelli proporrà la costruzione di gallerie per evitare zone molto impervie e pericolose e questo gli assicurerà notorietà e stima in tutto il Perù. In seguito creò anche un’ impresa mineraria, che gli permise di fare consistenti elargizioni a scopo benefico, sia a Lima che nel suo Comune di origine (Bironico, dove è ancora attiva una fondazione a suo nome) e la Confederazione, quale riconoscimento per l’opera filantropica, lo nominò console onorario.


